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Cosa sappiamo finora del caso Messina

A poche settimane dalla conclusione della stagione regolare, il campionato di Serie D girone I rischia di essere ridisegnato non sul campo, ma nelle aule della giustizia sportiva. Questa volta la Reggina potrebbe essere spettatrice interessata non direttamente coinvolta.

Al centro della vicenda c’è il Messina, società che già scontava 14 punti di penalizzazione nell’attuale stagione – oltre ai 4 rimediati nel 24/25 – e che ora si trova esposta a due filoni di presunte irregolarità emerse nelle ultime settimane.

Precisazione molto importante: al momento non esistono provvedimenti ufficiali della Procura Federale né atti del Tribunale Federale Nazionale. Quello che circola è un insieme di ricostruzioni giornalistiche e dichiarazioni di esperti esterni alla vicenda, ma il club nega ogni addebito.


Il primo filone: secondo quanto ricostruito da La Sicilia, il primo filone riguarderebbe il calciatore Alessio Aprile: il giocatore sarebbe stato schierato nelle prime giornate della stagione in corso nonostante una presunta squalifica pendente da scontare. Si tratterebbe di un caso molto simile a quello della Nuova Igea Virtus che è stata penalizzata di 5 punti per aver utilizzato il portiere De Falco nonostante una squalifica risalente al campionato Primavera. 

Il secondo filone: sempre secondo La Sicilia, le contestazioni si spingerebbero oltre il caso del singolo giocatore e andrebbero a toccare la validità di alcuni atti firmati dall’ex presidente Stefano Alaimo, tra cui i tesseramenti di alcuni calciatori.

Il Tribunale Federale Nazionale, con sentenza del 29 maggio 2025, ha inflitto ad Alaimo 10 mesi di inibizione – la stessa sanzione ricevuta dall’amministratore Doudou Cissè – e al club 14 punti di penalizzazione da scontare nella stagione in corso, per mancato versamento di stipendi e contributi. Una parte di quei mesi di inibizione di Alaimo ricadrebbe proprio sul periodo in cui sarebbero stati firmati – secondo le indiscrezioni di stampa – i tesseramenti ora contestati.

L’inibizione temporanea è disciplinata dall’art. 9 del Codice di Giustizia Sportiva che prevede che «la sanzione della inibizione temporanea comporta in ogni caso: a) il divieto di rappresentare la società di appartenenza in attività rilevanti per l’ordinamento sportivo nazionale e internazionale».

L’articolo 32, comma 1, del Codice di Giustizia Sportiva, poi, dispone che è fatto divieto ai soggetti inibiti di svolgere attività attinenti al trasferimento, alla cessione di contratto o al tesseramento di calciatori, e «in questi casi gli atti, anche se conclusi, sono privi di effetto». L’atto firmato da un inibito non produce effetti, indipendentemente dal contenuto e dalla buona fede delle parti.

La Corte di Giustizia Federale ha ulteriormente precisato la portata di questo principio in due pronunce – C.U. n. 47/CGF del 10 agosto 2010 e C.U. n. 328/CGF del 17 giugno 2014 – stabilendo che gli atti di un soggetto inibito sono nulli ex tunc, cioè fin dall’origine, e che non è invocabile nemmeno la buona fede del terzo per sanarne l’efficacia. Nel caso del 2010, la nullità di un trasferimento firmato da un inibito aveva travolto per effetto a catena anche il trasferimento successivo del calciatore verso un’altra società.

Se le indiscrezioni di stampa relative al caso Messina venissero confermati, i contratti dei calciatori sottoscritti da Alaimo sarebbero quindi da considerarsi mai esistiti. I calciatori coinvolti non sarebbero mai stati regolarmente contrattualizzati e sarebbero giuridicamente equivalenti a calciatori non tesserati per tutte le gare a cui hanno partecipato. Secondo quanto dichiarato durante la trasmissione AmaranTalk di iltifosoreggino.it, si parlerebbe di circa 26 tesserati interessati.

TuttoReggina ha segnalato un precedente recente che va nella stessa direzione. Il procedimento in questione è relativo al tesseramento irregolare di un solo calciatore da parte del Soccer Massafra, società pugliese di Eccellenza: sia il Tribunale Federale Nazionale che la Corte Federale d’Appello hanno accolto il ricorso di alcuni club in merito alla posizione irregolare di un calciatore il cui tesseramento era stato controfirmato dal presidente del club, all’epoca inibito. Nelle motivazioni si legge: «La formazione del titolo contrattuale costituisce l’evento fondante il rapporto tra la società calcistica e il calciatore; sicché appare certo che l’avvenuta conclusione dello stesso con avvenuta sottoscrizione da parte del soggetto inibito costituisce di per sé evidenza che, in costanza della sanzione, sono stati compiuti atti vietati».

La Sicilia sottolinea, inoltre, come la vicenda si complichi ulteriormente per la distinzione tra il “vecchio” Acr Messina di Alaimo e Cissè – coinvolto nella procedura fallimentare di AAD Invest Group – e il “nuovo” Acr di Justin Davis, nato con una diversa matricola federale e subentrato nei contratti successivamente.

Nel diritto sportivo chi acquisisce il titolo sportivo ne acquisisce anche il passato disciplinare. In titolo, in sintesi, porta con sé tutto ciò che ha accumulato – meriti e debiti – indipendentemente dal cambio di proprietà o di denominazione.

Anche qualora la Giustizia Sportiva ritenesse nulli i tesseramenti, non è ancora chiaro quale sarebbe l’eventuale sanzione per il Messina. Secondo l’avvocato Nostro intervenuto ad AmaranTalk, considerando la recidiva e la possibile gravità dei fatti, la sanzione più probabile sarebbe l’esclusione dal campionato che comporta l’annullamento di tutti i risultati – ed è la sanzione prevista per i casi più gravi dall’art. 8 del CGS.

Il Messina si è difeso tramite le parole del patron Justin Davis il quale ha contrattaccato definendo le voci «veleno organizzato» e ha annunciato che la società tutelerà il club in ogni sede competente – lo riporta Sporticily.it, che ha ripreso la dichiarazione pubblicata su Instagram dal dirigente peloritano. La posizione ufficiale del club è che non esistano irregolarità e che la situazione sia il frutto di una campagna orchestrata da avversarie interessate a destabilizzare la squadra nel momento più delicato della stagione.

La palla è ora formalmente alla Procura Federale, che dovrà valutare gli esposti e decidere se aprire un’indagine. I tempi sono stretti: mancano due giornate alla fine della stagione regolare. «Se fossi il legale delle società coinvolte», ha detto l’avvocato Nostro, «chiederei il congelamento della classifica di playoff e playout. Le indagini potrebbero anche portare a bloccare il campionato». Qualora si arrivasse a una decisione degli organi competenti, questa potrebbe arrivare a campionato finito: dopo il 3 maggio.

Dopo la 32ª giornata, la classifica del girone I vede Nissa e Savoia appaiate in testa a 63 punti, con la Reggina terza a 60, a tre punti dalle prime due. La promozione diretta in Serie C spetta solo alla prima classificata.

In caso di esclusione del Messina dal campionato, il regolamento prevede l’annullamento di tutte le gare disputate dalla squadra esclusa: ogni risultato verrebbe cancellato dal computo della classifica. I punti che Nissa, Savoia e Reggina hanno conquistato nelle partite contro i peloritani verrebbero eliminati e la Reggina guadagnerebbe terreno in misura proporzionalmente maggiore. Il risultato netto sarebbe un recupero di 5 punti su Nissa e Savoia: da -3 a +2 sulla vetta.

In attesa di atti ufficiali – se mai ci saranno – la classifica del girone I resta quella che è: Nissa e Savoia a 63 punti, Reggina a 60.

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