Nelle ultime settimane si parla con insistenza di una possibile cessione della Reggina. Sui social, nei salotti televisivi e in radio si sentono parole come cordata, due diligence, closing. Ma cosa significano, concretamente? E come funziona, passo dopo passo, il processo con cui una società calcistica cambia proprietà?
La cessione di una società sportiva non è come comprare una casa. La cessione di un club di calcio è ormai assimilabile all’acquisizione di una vera e propria azienda e solo in pochissimi casi può essere sovrapponibile a una compravendita ordinaria. Non basta trovare un accordo sul prezzo: ci sono verifiche contabili, obblighi legali, adempimenti federali e, spesso, tempi molto più lunghi di quanto ci si aspetti. La Reggina è una SRL (società a responsabilità limitata) e quindi tecnicamente quello che cambia di mano sono le quote societarie: chi compra, compra una percentuale della società, non il nome o la maglia.
Il primo passo è la manifestazione di interesse. Tutto comincia quando uno o più potenziali acquirenti – spesso una “cordata”, cioè un gruppo di persone che si unisce per l’acquisto – fanno sapere all’attuale proprietà di essere interessati. A livello dilettantistico questa fase è quasi sempre informale: una telefonata, un incontro, un messaggio tramite un intermediario comune. Non c’è ancora nulla di scritto e nulla di vincolante. Spesso in questa fase non ci sono PEC e raramente avvocati e/o commercialisti.
Nelle acquisizioni più strutturate, quelle dei club professionistici, con investitori abituati a queste procedure, si firma subito un accordo di riservatezza (non disclosure agreements, NDA) ed entrambe le parti si impegnano a non far uscire nulla finché non c’è un accordo definitivo. In Serie D questo passaggio formale è raro. La riservatezza esiste, ma è più una questione di fiducia reciproca che di accordi firmati. Il che spiega, tra l’altro, perché le notizie trapelano lo stesso: non c’è nessun documento che impedisca a qualcuno di parlare. L’azionista di maggioranza Nino Ballarino in un recente intervento pubblico davanti ai giornalisti ha invece fatto riferimento al patto di riservatezza. È molto probabile, quindi, che nelle trattative di cessione della Reggina questa clausola venga sottoscritta dalle parti.
La due diligence è la fase più delicata, e molto spesso quella che fa saltare tutto. Durante questa fase il potenziale acquirente, o i suoi consulenti, esamina nel dettaglio i conti della società: costi e ricavi, debiti verso i giocatori, pendenze con il fisco, contratti in essere, crediti e passività varie. In pratica, si cerca di capire cosa si sta comprando davvero, al di là di quello che dice chi sta vendendo.
Anche qui, in Serie D la cosa funziona in modo più rudimentale rispetto ai grandi club. Non ci sono studi legali da centinaia di persone: spesso è uno studio di commercialisti di fiducia dell’acquirente che esamina i bilanci. In questa fase, la parte che vuole acquistare viene a conoscenza di costi e ricavi, debiti nascosti, eventuali arretrati con i fornitori, ecc. Cose che potrebbero cambiare il valore reale della società rispetto a quanto dichiarato, e che possono riaprire completamente la trattativa sul prezzo.
Se la verifica dei conti va bene, si arriva a un accordo scritto. Prima un preliminare, poi un atto definitivo davanti a un notaio con cui le quote passano ufficialmente di mano. Questo momento si chiama closing. Da quel momento il nuovo proprietario è, a tutti gli effetti, il titolare della società.
Il closing non è la fine del processo. La FIGC e la Lega Nazionale Dilettanti devono essere informate formalmente e informalmente del cambio di proprietà.
Chi segue queste vicende si chiede spesso perché ci voglia così tanto. Le ragioni sono diverse: la verifica dei conti richiede tempo, le parti litigano sui debiti emersi o gli acquirenti non sempre hanno liquidità immediata. Chi compra vuole prendere tempo per verificare tutto e chi vende, invece, vuole chiudere il prima possibile. Le trattative, quindi, possono avere una durata variabile: da qualche settimana fino a qualche mese.
Non esistono due trattative uguali. Cambiano i soldi in gioco – e tra una società di Serie D e un club di Serie A la differenza può essere di decine di milioni di euro – cambiano le parti, cambiano i rapporti di forza, cambiano le ragioni per cui si vende e quelle per cui si compra. A volte chi vende è in difficoltà e accetta condizioni peggiori pur di chiudere in fretta; altre volte chi compra è disposto a pagare di più perché ha un interesse che va oltre il calcio: visibilità, legame con il territorio, un progetto imprenditoriale più ampio. I passaggi descritti qui sono quelli che ricorrono più spesso, ma l’ordine può cambiare, alcune fasi possono saltare, e molto dipende da quanto le parti si fidano l’una dell’altra fin dall’inizio.
